Serve uno slancio riformatore per convincere i perplessi
Non è da escludere che la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta possa sortire effetti sull’economia italiana, soprattutto agli occhi dei mercati internazionali. Per ora lo spread tra Btp e Bund (i titoli di stato tedeschi) non pare però averne risentito. D’altronde la stabilità del governo e della legislatura è nell’interesse dei cosiddetti “poteri forti”.

Non è da escludere che la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta possa sortire effetti sull’economia italiana, soprattutto agli occhi dei mercati internazionali. Per ora lo spread tra Btp e Bund (i titoli di stato tedeschi) non pare però averne risentito. D’altronde la stabilità del governo e della legislatura è nell’interesse dei cosiddetti “poteri forti”. A rafforzare un’esigenza di continuità sono giunte le parole di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e uno dei candidati (secondo alcuni giornali) a guidare un ipotetico governo tecnico: ieri ha sottolineato la necessità che l’azione di sostegno alla ripresa congiunturale e di rafforzamento del credito continui, auspicando un impegno costruttivo da parte di tutti.
Storicamente, però, dal dopoguerra in poi, la strategia dei grandi gruppi finanziari e industriali in Italia non è stata generalmente quella di pretendere un governo del tutto “allineato”, data la difficoltà di primeggiare sulle forze politiche. Il tentativo è stato piuttosto quello di fiancheggiare governi di ogni colore, indebolendo però il premier e le figure di spicco, visto che i governi deboli erano reputati l’optimum. Strategia che potrebbe continuare, ancor più in un momento in cui gli stessi poteri non sono più così “forti”. A fronte di ciò, l’esecutivo dovrebbe cambiare passo: impegnarsi in politiche riformatrici “forti” di medio termine, come la riduzione fiscale, le grandi opere e le liberalizzazioni; tre indirizzi non abbastanza presenti nell’agenda attuale. Solo così si ammansiscono i potentati e si onora il mandato popolare.